31 mag 2009

Dieci domande per gli elettori del centrodestra.

BERLUSCONI
Queste dieci domande le pongo nella speranza che gli elettori del Popolo delle Libertà rispondano prima di tutto a loro stessi.

28 mag 2009

Tensione al convegno PD a Pomigliano D'Arco.

Riepilogo della situazione: Cozzolino, assessore regionale del PD e candidato alle europee, parla al convegno (PUBBLICO) del PD a Pomigliano d'Arco, domenica 25/05/2009. Alla domanda proposta, Cozzolino, lì per lì, non s'è degnato di rispondere. I ragazzi sono stati portati fuori in modo a dir poco brusco, senza che Cozzolino apparentemente intervenisse, o comunque condannasse l'accaduto.

Comunque sia Cozzolino deve aver inteso l'antifona negativa, e poco dopo ha deciso di rispondere.

Penso che lo sdegno nella risposta di Iossa ed il silenzio di Cozzolino (parziale è l'attenuante della risposta evanescente e postuma) hanno fatto si che gli animi s'incattivissero. Sarei curioso di sapere da Franceschini cosa ne pensa quando riparlerà prossimamente di questione morale.





27 mag 2009

Il Degustamiamo pro UILDM.




Ho grande piacere nel segnalare che domenica 31 maggio dalle ore 17:30, al Chiostro di Sant'Antonio sito in Via Università, a Portici, in occasione della Giornata Nazionale UILDM, si svolgerà il Degustamiamo presentata dalla Associazione Effetto Farfalla.





Il ricavato (10 euro il costo del biglietto) sarà destinato alla realizzazione del progetto "Una città possibile" per provare a migliorare la qualità della vita dei soggetti disabili e delle loro famiglie. La brochure pubblicata fornisce ulteriori informazioni meglio di come possa fare io.

24 mag 2009

La storia delle cose.

Video molto interessante in cui Annie Leonard ci spiega qualè il problema della corsa al consumismo.



23 mag 2009

Per non dimenticare (23/05/1992-23/05/2009)




Immagini e ricordi dovrebbero bastare ed essere d'esempio per ognuno di noi nella vita di tutti i giorni. Non dimentichiamoci di Falcone, della moglie Francesca Morvillo, degli uomini della scorta Antonio Montanaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo. Ma non dimentichiamoci di tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per combattere ogni sorta di criminalità organizzata (anche Paolo Borsellino e mille altri), o che in qualunque modo l'hanno persa a causa di questa. Il calendario dei Santi Laici (reperibile anche su questo blog) credo sia una buona base di partenza per non dimenticare chi ha combattuto la mafia e tutti coloro i quali ne sono rimasti vittima.







Scarica il Calendario dei Santi Laici 2009

22 mag 2009

La Forleo aveva ragione

Il TAR ha dato ragione a Clementina Forleo. Ma chi ne ha parlato? Quanti e quali mezzi di comunicazione hanno dato risalto alla notizia? Non mi risulta nessuno. A voi ogni riflessione

21 mag 2009

Berlusconi ci fa o ci è?




Oggi il tema è relativo alle motivazioni del successo mediatico e politico di Berlusconi, nonostante i suoi guai giudiziari e tutto il contorno di questo periodo.




Caro Sandro,
noto un grosso fermento, in questi giorni, sulla vicenda Mills: gli antiberlusconiani si stanno scatenando più che mai, consapevoli che stavolta c’è tantissima carne al fuoco; il cavaliere, come al solito, attacca e denigra chi non la pensa come lui, e la giostra riparte nuovamente, puntuale ogniqualvolta c’è in ballo una questione giudiziaria che riguardi “Lui”.

La politica, oramai, è diventata una questione di “fede”: anziché basarsi sui dati, sui numeri, sui fatti e sui risultati concreti, tangibili e misurabili, è diventata un “credo” mistico, in cui si sta da una parte o dall’altra “a prescindere”. Mi sai dire perché Berlusconi, nonostante tutto, vince le elezioni? Perché è un uomo che comunque ha carisma, ha quella tempra, quella autorevolezza e quella guisa che nella mente degli italiani lo fa apparire come “colui che tutto può”. Colui che ha la capacità di dirigere e di governare, colui che risolve i problemi con idee innovative, brillanti e inedite; colui che è in grado di tenere in pugno le redini del paese, colui al quale affidarsi “con fiducia” riponendo le speranze per un futuro migliore. E Berlusconi, giustamente, fa leva proprio su questo aspetto per catturare le suggestioni del suo pubblico: il modo di parlare, la presenza fisica, e tutte le varie modalità che alcuni amano chiamare “tecniche di comunicazione”, “strategie mediatiche”, non sono altro che il volto pubblico del cavaliere, eternamente ligio a sé stesso. L’unica cosa in cui Berlusconi si impegna sempre, senza mai smettere, è nel mantenere in ogni situazione quella postura, quell’espressione e quel modo di fare tipico dell’uomo “di successo”.

In tal senso, fa anche leva su alcuni vecchi luoghi comuni insiti nella mente degli italiani: l’enorme patrimonio personale, sinonimo di estremo benessere e disponibilità economica pressoché infinita; le donne (in realtà lui ama passare per “puttaniere”, perché indirettamente lancia un messaggio del tipo: vedete che con i miei soldi ed il mio status posso avere le donne che voglio?).

Insomma, l’alchimia di denaro, sesso e potere, classifica chiunque - agli occhi dell’uomo comune - come un leader. Specie in italia, popolo di pecoroni che, pur di non pensare con la propria testa, sono disposti alla prima occasione ad accodarsi passivamente dietro a ciò che fanno altri.Coloro che invece, pur avendo delle buone idee, non hanno l’apparenza dei “leader”, vengono automaticamente scartati.

Tu che idea ti sei fatto della situazione? Sei d’accordo con la mia analisi?

******
Caro Lele,
concordo con la tua analisi, e di seguito avrai le mie riflessioni. Questa tua lettera - a mio avviso - mette in evidenza alcune differenze e raffronti con altri paesi. In primo luogo, il raffronto inevitabile tra le denigrazioni di Berlusconi, con il contegno di Obama dinanzi alla bordata di fischi che s'è beccato a Notre Dame. Obama prima ha ascoltato in silenzio i fischi, poi ha "costretto" gli uditori ad ascoltarlo. Qui assistiamo ad uno spettacolo che a giorni alterni ci propone questa parte politica o l'altra dichiarare di voler dialogare, ed il giorno dopo sostenere che non è possibile per via del comportamento altrui. Con Gasparri e Ghedini che sono esattamente l'antidialogo, data la loro naturale, quanto irritante, vocazione a non lasciar dire più di tre parole consecutive in un millisecondo netto. Nel caso Mills, e in molti altri casi, sembra che l'unico giudice giusto sia Lui.

Un secondo punto coincide con un'ulteriore differenza dagli altri paesi civilizzati: la differenza tra morale (o comunque tra comportamento opportuno) e diritto. Sono due cose assolutamente diverse. Comportarsi come al Bar dello Sport non è reato, ed è opportuno tenendosi nelle mura del bar dello sport, ma svolgendo una funzione delicata e soprattutto pubblica, così facendo si dimostra sprezzo del ruolo che si detiene, e sdegno della sensiblità ed educazione altrui. All'estero per molto meno (indipendentemente se fossero reati o meno), politici con ruoli molto meno influenti hanno la carriera politica stroncata. Tralasciando il caso Mills, che è ancora in primo grado,
sembra che fare cose di dubbio gusto attiri l'attenzione: l'assoluzione non implica peraltro l'assenza di ombre morali. Comunque sia, a sostegno di Lui si dice: "è fatto così, bisogna accettarlo per come è". In realtà non è proprio per niente così: questo ragionamento è sbagliatissimo. Il valore aggiunto delle persone dovrebbe essere l'elasticità a saper tenere un contegno adeguato alla situazione. Mangiare da "Sor Gino" o al "Gambrinus" comporterà stili diversi: a maggior ragione se si è premier si DEVE tenere un certo contegno, e lasciare le barzellette, gli ammiccamenti ed i doppi sensi nelle cene con amici, non al G8. Così come evitare con il proprio atteggiamento che nascano e si sviluppino sospetti e gossip sulle sue frequentazioni extraconiugali, sul fatto che in primo grado si sia ritenuto che possa essere un corruttore e via considerando.

Tutto questo pone in risalto l'ultima differenza: quella tra contenuto e forma: per esperienza personale, lo studente che prepara con completezza e passione un esame, per essere magari emotivo, rende meno di ciò che sa, per non saper dare una giusta forma. L'ideale è l'idea giusta, con la forma perfetta, ma è quasi utopistico. Parliamoci chiaro: è lo slogan che arriva alla gente comune, non la disquisizione tecnica sul cuneo fiscale. Allo stesso modo, Berlusconi rende le sue idee ed il suo personaggio in una forma ineccepibile, ma non curando il contenuto. Quest'alchimia particolare che lo fa passare per puttaniere, per leader, ma perché è la forma, l'involucro. Gratta gratta c'è poco. Evidentemente tutto questo (e per certi versi il fatto che vinca le elezioni) è sintomo anche di una certa superficialità di base molto diffusa, incrociata con la forte portata "fideistica" che coinvolge gli elettori, pronti a difenderlo da ogni minima critica in modo "integralista".

18 mag 2009

News sui fondi

C'è bisogno di chiarezza sulla destinazione delle donazioni fatte per i terremotati abruzzesi. Bisogna chiederla agran voce. Devono renderne conto..

Questo è l'invito lanciato da Anna su Facebook in relazione alle donazioni per la ricostruzione in Abruzzo. Non è possibile darle torto in alcun modo: non circolano notizie sulle cifre raccolte (almeno non risultano a me). Ho trovato (sempre perchè pubblicato su FB) il sito Il Capoluogo.com che pubblica un primo resoconto. Cominciamo da questo in attesa di trovare altre informazioni.

p.s. La giornata internazionale contro l'omofobia si celebra in virtù del fatto che l'OMS solo il 17 maggio 1990 ha ritenuto finalmente opportuno eliminare dall'elenco delle malattie psichiatriche l'omosessualità. Io ho scoperto della giornata on line. Vedi anche su Libertiamo.it.

16 mag 2009

Sicurezza in rete

Oggi parlerò di un canale su You Tube che vi consiglio di visitare e di diffondere: Sicurezza in rete. A tal fine pubblico due video: il primo è la presentazione del canale ed il secondo sono cinque consigli della iena Elena Di Cioccio.

15 mag 2009

Un anno di Pensare è gratis.

Un anno fa iniziava la mia avventura con questo blog ed è iniziata per pura passione, in un periodo (fortunatamente alle spalle) sufficientemente difficoltoso. Le coincidenze della vita hanno fatto sì anche che questo sia anche il 100° post pubblicato.

Data questa doppia ricorrenza, approfitto per ringraziare Lorena che è una miniera traboccante di critiche sincere, di spunti e di idee; o la schiettezza di Lele che ha contribuito talvolta anche scrivendomi ed i pregevoli suggerimenti di Ennio.

Un ringraziamento sincero ovviamente va a tutti i bloggers che linkano il blog, che lo seguono, che lo pubblicizzano o lo commentano in ogni modo. Grazie.

Piccola citazione.
"Tutti gli altri ringraziamenti, invece, li lascio nel cuore ... perché è difficile esprimerli".

13 mag 2009

Beatrice Borromeo e Vauro: prima la censura, poi lo sfogo.

Premessa per chi non sapesse l'antefatto: Daria Bignardi ha intervistato Beatrice Borromeo e Vauro nella sua trasmissione in RAI, ma queste interviste non sono mai andate in onda ancorché annunciate e perfettamente registrate. Inutile dire che possono essere trasmesse le cose più sconce di questo mondo, ma quando c'è il taglia e cuci viene sempre il sospetto che si voglia evitare il peggio, nascondere qualcosa o dietrologie simili: ancor più se la Borromeo si sfoga, come vedrete; peggio se si pensa alle polemiche di cui è stato oggetto Vauro.


I video sono tratti dal blog di Daniele Martinelli di cui condivido in pieno ciò che scrive negli articoli di in cui sono pubblicati i video (articoli che peraltro v'invito a leggere): non dico altro. Lasciate ogni commento o voi che entrate (citazione dotta per far vedere che un po' ho studiato anche io).










9 mag 2009

Che cos'è il certificato antimafia?




L'argomento di oggi ruota attorno al certificato antimafia e la sua utilità.







Caro Sandro,

ieri sera, ascoltando una trasmissione radiofonica, ho sentito parlare del certificato antimafia.

Non è la prima volta che mi imbatto in tale termine, ma confesso la mia totale ignoranza in merito. A sentirlo così, presumo che sia un pezzo di carta che attesti che un ente, un’impresa, o una persona giuridica, sia stata valutata - da un organo preposto a farlo - e sia stata giudicata “pulita” da qualsiasi implicazione mafiosa. Ma questa è solo una mia supposizione.

Potresti farmi una breve spiegazione di che cos’è? Di qual è la sua storia legislativa e la sua finalità? E infine: è efficace per quello che si propone di essere, oppure è soltanto una garanzia di facciata?

Ti ringrazio

Lele




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Caro Lele,

per non averne mai sentito parlare, non sei andato molto lontano dalla realtà dei fatti. Onde evitare una risposta troppo tecnica cercherò di essere breve e conciso. Cominciamo col dire che l’organo preposto al controllo della “pulizia” delle imprese da implicazioni mafiose è la Camera di Commercio, che verifica l'esistenza o meno di tutta una serie di requisiti previsti principalmente dalla legge 575/1965, e riferiti ai soggetti principali operanti nell'impresa (generalmente i soggetti con delle qualifiche nell’impresa). Tra le altre cose, il certificato antimafia (valido 6 mesi) è necessario nel caso delle licenze per i commercianti (al dettaglio o all’ingrosso); o dell’iscrizione agli albi dei fornitori di beni o servizi pubblici; o delle concessioni di beni demaniali.

La Camera di Commercio effettua i controlli su soggetti predeterminati dalla legge, a seconda del tipo di impresa; ma se le società controllate lo richiedono, possono essere controllati anche ulteriori soggetti con cariche all’interno dell’impresa e non previsti dalla legge, purché denunciati al registro delle imprese. Ovviamente la certificazione viene rilasciata solo se l’esito è positivo.

Circa l’efficacia reale di tale garanzia, non penso che sia un’operazione di facciata, ma penso che, per quanto non sia una garanzia tombale, sia un primo utile passo per mettere i bastoni tra le ruote alla tentacolarità della mafia (e delle altre associazioni di tal fatta) all’interno della società moderna.
Buon week end a tutti.
Take a look.

6 mag 2009

Quanti sono i genitori della violenza? E i genitori presenti?


C’erano una volta Hansel e Gretel squallidamente abbandonati da genitori senza scrupoli (saranno sicuramente romeni quando ci sono i titoli in prima pagina, ma con smentite in mezza riga in ultima pagina in seguito). Così insieme a Cappuccetto Rosso (favola da abolire, perché nella mente alemanna potrebbe sembrare una pubblicità di preservativi) hanno distrutto le infanzie delle nuove leve della patria. Questo deve aver pensato Alemanno, quando ha sostenuto che i giovani d’oggi sono violenti perché influenzati da alcune serie televisive. L’affermazione più che essere sbagliata in sé, è incompleta e superficiale.

È incompleta, la frase, perché omette di ricordare che secondo Dell’Utri, Mussolini aveva amici ebrei, e riteneva che le leggi razziali dovessero essere più blande (Repubblica di ieri): invece di edulcorare le dittature occorre condannarle (ed è inutile che adesso Alemanno ripeta come un disco rotto: Anche il comunismo come fa di solito quando si parla di Lui).
È incompleta - inoltre - perché Alemanno, così dicendo, non ricorda (o finge di non ricordare) le numerose risse nella storia parlamentare italiana, che certo non danno un buon esempio (peggio: fomentano la violenza, perché avvengono in un luogo dove dovrebbe regnare il dialogo). E quando non bastassero le risse, fisiche o verbali, potrebbe bastare avere dei pregiudicati in Parlamento pagati a peso d’oro.

È superficiale - quindi - affermare ciò che afferma Alemanno, perché tende alla semplificazione estrema di una problematica complessa ed articolata. Un sistema complesso, tema di recente qui trattato, che non può e non dev’essere sintetizzato trovando una sola madre per la violenza: certo la televisione spesse volte può amplificare la portata violenta di alcuni film, ma questo vuol dire anche che dall’altro lato - lato che comprende Alemanno: e cioè il lato degli spettatori - c’è un estremo affidamento nella portata educativa della televisione. Portata educativa incompleta se manca l’integrazione genitoriale.


Take a look.

Nota bene: la visione della foto di Alemanno è consentita anche ai minori di anni 18, ma al di sotto dei 14 anni occorrerà la presenza dei genitori. In ogni caso la foto è tratta dal sito internet della Camera dei Deputati. Ogni responsabilità non è mia.

4 mag 2009

E se ci disabilitano Facebook?

Traiamo spunto, oggi, da un articolo per discutere su quanto la società di oggi dipenda o meno da Facebook. Ne saremo servi?
Caro Sandro,
leggo con un certo sgomento che è stato denunciato alle autorità il sito “Facebook” perché qualche capoccione del noto social network ha deliberatamente disabilitato - senza motivo - l’accesso ad un utente italiano.


Puoi leggere anche tu tutto l’articolo (molto interessante tra l’altro) all’indirizzo http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/04/?ref=hpsbsx
Ebbene, non mi interessa stare ora a disquisire su chi abbia ragione (se Facebook o l’utente danneggiato) in questa vicenda.

La magistratura farà il suo corso (se lo farà) e accerterà le responsabilità reciproche.

Quello che mi lascia un po’ inquieto è nel vedere come, piano piano, le persone stanno diventando letteralmente schiave del loro “orticello” virtuale. Non voglio, come al solito, fare dietrologia da quattro soldi, ma questi diabolici network catturano le energie e i pensieri della gente, che comincia a utilizzarli per comunicare col mondo. Non che questo sia sbagliato in sé, ma il problema è che quando qualcuno dall’alto gli “stacca la spina” arriva quella fastidiosa sensazione di paura, di isolamento, di perdita di contatto col mondo.

Ma bisogna riflettere sul fatto che i contatti “virtuali” con le persone, sono di gran lunga più labili e blandi dei contatti nella vita reale.

Non si può affidare la gestione della propria vita sociale esclusivamente a Facebook, come purtroppo oggi molti fanno. Appuntamenti, orari, incontri, cene, serate: sono in tanti quelli che utilizzano FB per “restare in contatto con i propri amici” (è proprio lo slogan del servizio). Sicuramente è comodo, con pochi clic, informare gli altri di un evento, di una serata in via di organizzazione, di una rimpatriata tra amici e così via. Ma bisogna stare attenti a non utilizzare esclusivamente questo metodo, perché alla lunga esso può in qualche modo “sostituire” la comunicazione reale e soppiantarla. Col risultato che, se un domani, per qualsiasi motivo, non posso più accedere al mio account, di colpo mi vedo sparire un pezzo della mia vita sociale.

Quindi il consiglio che mi sento di dare, a tutti, anche alla luce di quanto accaduto al nostro utente è: usate di meno facebook!!

Non vorrei apparire un passatista bigotto d’altri tempi, ma credo che la pericolosità di un utilizzo esclusivo di internet sia da non sottovalutare.

**********


Caro Lele,
tocchi un tasto dolente per molti: si chiama assuefazione. Il meccanismo è analogo a quello che scaturisce dall’utilizzo di droghe, ma ovviamente con le debite differenze. Se ci fai caso avviene così - un esempio tra tanti - anche per il cellulare: una semplice batteria scarica, getterà molti nel panico, mentre poco più di dieci anni fa il cellulare era un privilegio di pochi, e tutti noi sapevamo benissimo farne a meno, senza per questo esser condannati all’eremitaggio.

Probabilmente, per Facebook, è colpa dell’approccio errato che si ha con la tecnologia e con le sue molteplici applicazioni. O forse anche scaturente dal fatto che i contatti vengano chiamati AMICI (banalizzandone il concetto): con vari tra i relativi contatti/amici magari non si ha un reale vincolo di amicizia, magari solo perché sono colleghi di lavoro, colleghi universitari, semplici conoscenti: l'amicizia è condivisione reale di idee, di esperienze e di molto altro. Chiamarli CONTATTI, forse aiuterebbe a conferire una dimensione un po' diversa a tale realtà virtuale: contattare qualcuno può presupporre i più svariati motivi. Comunque sia non credo si tratti di essere bigotti o passatisti: semplicemente ogni strumento può essere utilizzato in diversi modi, alcuni dei quali sono più corretti, altri meno. Vorrei rielaborare il messaggio che vuoi far passare tu: usate meglio Facebook, senza perdere il contatto con la realtà. Questo perché usare Facebook al punto da perdere il contatto con la realtà, vuol dire usarlo troppo, ma usarlo anche male.

Concludo: fintantoché Facebook rimane un mezzo per riprendere contatti persi, o per facilitare i contatti reali e concreti, o anche un mezzo cui dedicare una parte del proprio tempo per svagarsi (con tutte le bagattelle annesse e connesse), è anche discretamente utile. Il problema (REALE e non virtuale) si ha se diventa la proiezione esclusiva della nostra vita, allora c'è un problema REALE e condivido che possa diventare un pericolo specie perché talvolta è difficile rendersi conto di essersi faccialibbrizzato, quindi diviene difficile rendersi conto del problema, salvo il risveglio traumatico che si ha quando di punto in bianco si perde il proprio account, o quando ci si rende conto che molti dei propri contatti hanno una vita reale al di là di Facebook.

3 mag 2009

Notizia del giorno

La volontà di divorzio da Silvio Berlusconi, da parte di Veronica Lario è sintomo che quest’ultima non deve proprio aver sopportato che il marito possa francamente pensare che lei è la vittima di certa stampa comunista. È ovvio. Dal canto suo, Berlusconi non dovrà certo aver digerito volentieri che la lettera aperta spedita dalla (quasi ex) moglie nel 2007 sia stata spedita a Repubblica, e non a qualche quotidiano di sua proprietà. D’altronde il servizio mano nella mano dell'estate successiva è stato tutto appannaggio dei suoi quotidiani (una sorta di risarcimento danni). Se la moglie l’avesse quanto meno avvertito, il premuroso premier avrebbe decisamente preparato una risposta degna di questo nome, preparato un numero speciale di Panorama, con un lancio pubblicitario ed un ritorno economico e d’immagine senza precedenti.

**********

Per serietà personale devo comunicare che, in considerazione del fatto che secondo Freedom of Press l’Italia è retrocessa al 73° posto su 195 per la libertà di stampa ed è l’unico paese europeo ad essere considerato semilibero (a causa anche del controllo di Mediaset da parte di Berlusconi e della legge Gasparri), e considerato che mentre preparavo il post di oggi mi ha telefonato Catone il Censore dall’Aldilà, eviterò di scrivere che nel mese di marzo i senatori hanno lavorato per 69 ore (distribuiti in 12 giorni); nel mese di aprile 43 ore distribuite in 9 giorni di seduta. Un dipendente pubblico normale lavora otto ore al giorno per cinque giorni a settimana le ore di lavoro sono 160 ore settimanali distribuite su 20 giorni al mese: per uno stipendio molto meno alto di quello dei senatori.

1 mag 2009

I sistemi complessi e la libertà d'informazione.

Seconda puntata delle lettere al blog. Il tema dell'informazione libera - ed in modo collegato, dell'editore puro presenta diverse sfumature: oggi le riflessioni ruotano attorno alla questione relativa alla verità oggettiva.

Caro Sandro,

quest’oggi voglio parlarti di un argomento che mi ha sempre affascinato, e che ha molto a che vedere con i temi che tratti sul tuo blog. Parliamo cioè dei “sistemi complessi”. E’ un concetto matematico, ma vedremo in seguito che può essere esteso a molte realtà odierne.

Intanto diamo una definizione: un sistema complesso, è un sistema composto da molteplici elementi, i quali subiscono nel tempo continue modifiche che sono singolarmente prevedibili, ma del quale non è possibile - o è molto difficile - prevedere l’evoluzione generale nel suo insieme.

I sistemi complessi quindi sono entità il cui comportamento non può essere compreso in maniera semplice, a partire dal comportamento dei singoli elementi che lo compongono, in quanto essi sono continuamente interagenti tra loro: ovvero la cooperazione dei singoli elementi, determina il comportamento “in toto” del sistema, con risultati che possono essere completamente estranei agli elementi singoli che costituiscono il sistema stesso.

A partire dai comportamenti semplici e ben definiti dei singoli componenti del sistema, emerge quindi un “comportamento globale” spesso non previsto dallo studio delle singole parti (a riguardo si dice infatti che “il Tutto è maggiore della somma delle singole parti”).

Bene: dopo questa definizione così fumosa, diamo qualche esempio di sistema complesso:

- Il traffico
- Il cervello umano

Più in generale, i sistemi economici e i sistemi sociali, vengono convenzionalmente considerati dei sistemi complessi.

Ti dico la verità: tutta questa storia mi ricorda molto da vicino la situazione politica italiana!
Ma, ancora di più della politica, esiste un'altra disciplina che, al giorno d’oggi, è quanto di più complesso possa esistere a livello di sistema.
Sto parlando dell’informazione.

Ultimamente si parla molto di informazione, di libertà di informazione, e di tutte le tematiche connesse a questa complicata realtà. Cominciano anche ad uscire fuori in forma “ufficiale” alcuni concetti che anni fa la maggior parte delle persone sconosceva. Ad esempio, nella scorsa puntata di Annozero, è stato detto e ridetto chiaro e tondo che, l’informazione su carta stampata, è controllata (e quindi vincolata) dagli editori e dai proprietari delle società che detengono o in qualche modo controllano le aziende giornalistiche. Una fitta rete di intrecci, poteri e contropoteri, che fanno sì che le notizie arrivino “filtrate” da un modus operandi più o meno variopinto, a seconda di chi sia il “controllore” di turno.
Ma questa, in realtà, è la conferma oggettiva di qualcosa che le persone intelligenti oramai immaginavano e ipotizzavano già da molto tempo.

La questione dell’editoria è vicenda complessa, ma al lettore finale interessa solamente leggere e apprendere le notizie nel modo più oggettivo e trasparente possibile.

Tuttavia qui la questione cessa di essere meramente “economica” per diventare ben più importante. E cioè: è possibile fornire una rappresentazione completamente oggettiva della realtà?

Per quanto ne so io, no: ogni notizia, per essere divulgata, ha bisogno di un “soggetto” che la diffonda, attraverso i vari canali ad oggi conosciuti. Ma è proprio qua l’inghippo: questo “soggetto”, che si intende quindi essere capace di intendere e di volere, e munito di coscienza propria, tenderà a dare la notizia secondo lo stile, il linguaggio e le parole che, secondo lui, sono le più appropriate.

Cominciamo quindi col dire che tutti coloro che hanno orientamenti politici marcati, convincimenti istintuali, preconcetti, idee vere o fasulle in merito ad un certo argomento, tenderanno (consapevolmente o meno) ad imprimere la loro impronta all’interno del loro “articolo”.
Una stessa notizia, quindi, può essere data in molti modi diversi, e può suscitare nel “fruitore” delle idee differenti a seconda di come gli viene proposta.

Per ora mi fermo qui, e come al solito attendo un tuo commento. Ciò che mi interessa trasmettere è il seguente concetto: quando leggete o apprendete un’informazione, tenete sempre conto che vi trovate all’interno di un sistema molto complesso.

Caro Lele,
il concetto cardine che mi sembra emerga dalla tua lettera è un’ulteriore sfaccettatura del tema dell’editore puro, emerso ad Anno Zero e peraltro ripreso anche nella nostra prima lettera: tale concetto, vorrei segnalare, può essere esteso ad ogni soggetto che effettua informazione, sia esso un soggetto che la esercita su carta stampata, in televisione, on line. Chi si informa presso un giornale o un telegiornale legato a doppio filo ad una determinata parte politica o economica, deve poter conoscere quale linea editoriale viene seguita; chi fornisce i fondi per pubblicare il giornale e per pagare i giornalisti, e tutto questo quasi prima ancora di sapere cosa scrivono i giornalisti (o quali notizie forniscono i conduttori del TG). Non a caso è obbligatorio che gli editori dei giornali siano pubblici.

Assodato questo concetto base, vedo con piacere che sei “disilluso” sul tema dell’oggettività della verità: anche io credo che è assai improbabile che possa esistere la verità oggettiva. Al massimo, quand’anche ci si sforzasse di essere obbiettivi ed equidistanti, possiamo arrivare alla verosimiglianza, concetto un po’ diverso: è verosimile ciò che è credibile, ed è sintomo di libertà di informazione. La verità oggettiva è delle dittature, mentre la verosimiglianza è delle democrazie.

Fin quando ci sarà qualcuno che darà la propria impronta derivante dal proprio orientamento politico, o comunque dalle proprie convinzioni in generale, ci sarà libertà di informare. Così come DEVE esserci la libertà da parte del fruitore di formarsi un’idea: il fine della libertà informativa attiva (cioè di chi liberamente informa) è proprio quello di suscitare un dibattito e la formazione di un’idea. Ma anche dal lato dell’informazione passiva, cioè di chi vuole informarsi, c’è la libertà di scegliere di quale mezzo fruire per informarsi. Guai se non ci fossero voci fuori dal coro, o se non ci fossero contraltari.

Ma tutto quanto detto - tuttavia - è diverso dalle notizie “filtrate” - come le definisci tu - o dalla distorsione della verità. Possiamo dire che, da un lato, non può esistere la verità oggettiva, anzi è auspicabile che esista un’informazione che sia verosimigliante, e questo in quanto sintomo di libertà; ma d’altro canto non si deve incorrere nell’alibi che, nascondendosi dietro la libertà informativa, si possa dire liberamente tutto ed il contrario di tutto affermando per esempio falsità: tra il verosimile ed il falso c’è differenza. La Cassazione, per esempio, ha emesso una sentenza (negli anni 80) nota come la c.d. sentenza decalogo, sostenendo, tra le altre cose, esattamente l’impossibilità di riprodurre oggettivamente la verità, imponendo - tuttavia - al giornalista il dovere di controllare secondo la normale diligenza le informazioni di cui è in possesso e le notizie che diffonde.

Concludo riprendendo il tuo concetto di informazione come "sistema complesso", sostenendo che è tale, perché al suo interno possono trovarsi diverse voci che possono completarsi tra loro e dare l’informazione completa all’utente (cosa che talvolta manca: basti pensare a quante volte si sente il conduttore del TG annunciare un servizio descrivendolo ed ascoltare il servizio che ripete gli stessi medesimi concetti già detti). Quanto più, quindi, un qualsiasi organo di informazione fornisce completezza di notizie al suo interno, tanto più l’informazione è credibile; e quanto maggiormente sarà credibile, tanto più saranno verosimiglianti il complesso di notizie fornite.

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